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Sulla riattivazione dell'inceneritore aTaranto

La politica delle buone intenzioni e pessime pratiche trova Taranto ancora una volta in prima fila tra i “cattivi” comuni. Uno studio condotto sulla popolazione di un quartiere di Forlì esposta a due impianti di incenerimento (rifiuti urbani e ospedalieri) aveva evidenziato gravi danni per la salute.
24 novembre 2008
Comitato per Taranto

- Mentre tutti plaudono alla ritrovata unità tra gli enti locali sulla questione Ilva, sotto sotto, diffondendo ignoranza a mezzo stampa o tv, i bravi amministratori, capeggiati dal “fu ambientalista” Antonello de Gregorio in arte Nello, rifilano a Taranto, Statte e Massafra l’ennesimo pacco regalo di diossina e nano polveri da distribuire a piene mani sulla terra e nei polmoni.

Nello de Gregorio era, fino a pochi mesi fa, un sostenitore a spada tratta dell’ambientalismo virtuoso che promuoveva, carte alla mano, il riciclaggio e il recupero come unica alternativa praticabile rispetto ai sistemi tradizionali di smaltimento dei rifiuti. Fino a quando, nominato Vicepresidente dell’AMIU di Taranto, ha assunto l’attuale forma di convinto assertore dell’incenerimento come modalità di smaltimento sano ed economico dei rifiuti, con la scusa che serve a chiudere il ciclo integrale...

Ieri ha dichiarato che “finalmente” a Taranto, nell’ultima città di Puglia per raccolta differenziata, riaprirà l’inceneritore di Taranto. La cosa assurda è che riguardo alle emissioni tossiche - caso unico nella storia della tecnologia - “non possiamo avere dei dati precisi sino a quando l’impianto rimane fermo. Facciamolo, quindi, ripartire e poi vediamo.”. E poi, come si legge su un giornale locale, ha aggiunto che “l’equazione inceneritore di Taranto=aumento emissioni di diossina, … non risponde tecnicamente alla realtà” (ma come prima dice che non si può dire nulla senza misurazioni a regime e poi nega la diossina?).

Tecnicamente o no, la realtà, invece, è proprio quella di un impianto resuscitato dopo trent’anni,basato su una vecchia tecnologia a griglia che, sempre tecnicamente, non può fare a meno di liberare nell’aria molte diossine e nanopolveri!

Anche se siamo sicuri che De Gregorio, il Comune di Taranto, la Provincia e la Regione che hanno fatto a gara per autorizzare il prima possibile la riapertura dell’impianto, conoscono bene l’impatto inquinante di quell’inceneritore, vogliamo ricordare che tutte le pubblicazioni scientifiche sottolineano gli effetti tossici delle sostanze inquinanti,emesse da questi impianti,sulla popolazione esposta.

Il 4 novembre si è tenuto a Roma un convegno su “Cancerogenesi ambientale”:un modo per ricordare Lorenzo Tomatis, un precursore della “prevenzione primaria” nei confronti delle patologie da inquinamento, alfiere di una battaglia contro gli inceneritori. È nel corso di un audizione al consiglio di Forlì , nell’aprile 2007, che Tomatis, a proposito degli inceneritori, dice “difficilmente le nuove generazioni ci perdoneranno per questo suicidio ambientale”.

Il 2 aprile scorso. sono stati resi noti i risultati definitivi della ricerca condotta da La Veille Sanitarie in Francia nelle popolazioni residenti in prossimità di impianti di incenerimento. Esaminando i 135.567 casi di cancro, lo studio aveva considerato l’esposizione a diossine valutate in diversi percentuali, trovando un aumento del rischio coerente col crescere dell’esposizione. Oltretutto, a detta degli autori, il picco non è ancora stato raggiunto!

Ricordiamo che anche lo studio condotto sulla popolazione di un quartiere di Forlì (Coriano) esposta a due impianti di incenerimento (rifiuti urbani e ospedalieri) aveva evidenziato gravi danni per la salute specie nel sesso femminile con aumento significativo del rischio di morte per tutte le cause e soprattutto per tutti i tumori (in particolare mammella, colon, stomaco).

Paul Connet, professore emerito di chimica alla St Lawrence University di Canton, New York ha dimostrato che «ogni tre tonnellate di rifiuti bruciati si genera una tonnellata di ceneri tossiche, il 10 per cento delle quali non viene catturato dai filtri di depurazione dall’impianto. Si tratta di nanoparticelle, più piccole del Pm10 ma molto più pericolose». Queste particelle, secondo Connet, viaggiano per lunghe distanze e rimangono nell’aria per molto tempo. «L’inalazione di queste sostanze», ha proseguito, «causa tumori, ictus ed attacchi cardiaci, malattie allergiche, asma bronchiale, bronchiti acute e croniche, enfisemi polmonari».

Invece di intraprendere azioni concrete per ridurre l’immissione di sostanze tossiche ed inquinanti nell’ambiente, a Taranto si continua a colpire e prendere in giro la popolazione. Da questo punto di vista la gestione dei rifiuti è a dir poco paradossale: da tempo abbiamo capito che i “rifiuti” (o meglio i “materiali post-consumo”) sono una ricchezza se vengono riciclati (e ce lo spiegò anche lo stesso De Gregorio quando era ambientalista), mentre il loro incenerimento è velenoso. Ogni processo di combustione trasforma materiali di per sé inerti in ceneri e composti altamente tossici e nocivi, con danni che sono oggi dettagliatamente calcolabili.

Un primo fondamentale concetto è quindi che, di fronte ad una contaminazione di cui nessuno può ipotizzare compiutamente effetti e conseguenze, dovrebbe essere assunto un atteggiamento di massima precauzione, evitando il più possibile l’immissione nell’ambiente di inquinanti pericolosissimi e persistenti quali la diossina.

Se gli inceneritori, come è scientificamente accertato, sono impianti inquinanti, perché la politica insiste col proporre ed incentivarne la costruzione?

La verità è che costruire inceneritori conviene: ci si accaparra infatti il CIP6, un contributo adottato con un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi, che dovrebbe essere destinato alle energie rinnovabili e non inquinanti, e che qui in Italia viene invece assegnato anche alle “assimilate”, tra cui l’energia prodotta dagli inceneritori. Non a caso De Gregorio liquida subito la questione diossina e dimentica di parlare delle nano particelle ma devia l’attenzione sul guadagno economico derivato dall’incenerimento che farà risparmiare circa 14.000 euro al giorno al Comune… Ma De Gregorio lo sa quanto costano ai cittadini le cure mediche, le degenze ospedaliere, la chiusura di allevamenti, coltivazioni e attività turistico ricettive?

L’ultima puntata di Report, andata in onda il 23 novembre, ha chiarito come dietro l’emergenza rifiuti in Italia ci sia solo affarismo e speculazione. Il rapporto tra Roma e Berlino è emblematico. Il ciclo integrale di recupero di una città di oltre 5 milioni di persone, in Germania, necessita di un inceneritore grande come quello di Massafra (però di ultima generazione). Allora noi abbiamo veramente bisogno di due inceneritori vecchi e tossici per una popolazione 25 volte inferiore? O vogliamo diventare, come già siamo, con oltre 74 discariche e l’unico inceneritore già attivo in regione, il mondezzaio di Puglia?

Il prossimo sabato, 29 novembre, è stata organizzata una grande manifestazione cittadina per dire basta all’inquinamento che uccide e impoverisce. Sulla piattaforma approvata da tutti gli enti, i cittadini e le associazioni che rientrano nel grandissimo movimento ALTAMAREA è scritto espressamente “NO ALL'INCENERITORE. SI' AL POTENZIAMENTO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA”. Ma con quale onestà il Comune di Taranto, l’AMIU, la Provincia di Taranto, la Regione Puglia e i loro rappresentanti marceranno contro un impianto che loro stessi hanno deciso di aprire? E come si fa a chiedere a Riva di rispettare la salute dei cittadini quando dall’altro lato ci si mette a produrre diossina comunale?

Per il Comitato per Taranto

Michele Carone
Peppe Cicala
Salvatore De Rosa
Giulio Farella
Alessandro Marescotti
Angelo Miccoli
Piero Mottolese
Luigi Oliva
Antonietta Podda

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