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Mennitti non molla: no al rigassificatore qui

Il sindaco dimissionario reagisce all'ultimatum di Vitali «Con me ha sbagliato metodo. Decide Fi di Brindisi. Oggi Forza Italia non può più andare su strade diverse a Brindisi e a Roma. Perciò sto cercando di fare chiarezza con il partito».
27 novembre 2008
Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- BRINDISI — Mennitti non negozierà la propria linea sul rigassificatore della Brindisi Lng con una soluzione della crisi o, tanto meno, con una ricandidatura. E a Roma chiede anche che sia anche il partito di Brindisi a decidere in piena libertà. Il no al rigassificatore nel porto, il sì invece in un altro sito, non sono una posizione motivata solo del sindaco ma del partito di Forza Italia della città, espressa a suo tempo con il voto in consiglio comunale e in consiglio provinciale.

«Queste cose le ho dette a Vitali nella forma dovuta» spiega Domenico Mennitti dopo le dichiarazioni al Corriere del Mezzogiorno -dirette anche al partito del capoluogo- del coordinatore provinciale di Forza Italia in cui si poneva il sindaco di fronte alla scelta di adeguarsi alla linea del governo Berlusconi favorevole all'impianto, oppure di non ritirare le dimissioni rassegnate martedì mattina dopo un nuovo caso di defezioni nel centrodestra in consiglio comunale. «Lui dovrebbe sapere -prosegue Mennitti, che ieri ha ricevuto la visita di Michele Errico, presidente della Provincia- che io conosco le logiche della politica, ma sa anche che sono istintivo quando queste cose entrano in conflitto con la mia coscienza. E allora, per il problema del rigassificatore non c'è candidatura che tenga».

Il sindaco che contribuì alla fondazione di Forza Italia è consapevole che oggi la questione del progetto British Gas assume un ruolo molto diverso nelle vicende amministrative, rispetto al 2004. «Questa era la ragione per la quale avevo chiesto tempo, prima di sciogliere la riserva su una mia ricandidatura. Allora c'erano le macerie lasciate dalle vicende giudiziarie, e quando mi hanno detto di affrontare la campagna elettorale sono venuto a fare la guerra», dice ancora Mennitti.

«Adesso non si può agire allo stesso modo. Ho cercato riscontri nella società. Ho stimolato la presenza del partito che può e deve esprimersi secondo le regole. Quattro anni fa non mi avevano detto cosa fare sui diversi nodi irrisolti, e allora io ho fatto il sindaco, chiedendo l'adesione sul mio programma. Oggi Forza Italia non può più andare su strade diverse a Brindisi e a Roma. Perciò sto cercando di fare chiarezza col partito a livello nazionale, dove posso ancora arrivare senza bisogno di mediazioni». Perché allora il pressing di Luigi Vitali? «Vitali fa bene a porre il problema, fa male a porlo oggi perché si offre l'impressione che questa sia la ragione della crisi. E' un dato di fatto che Forza Italia a Brindisi non è contro il progetto, ma contro quel sito. E' un dato anche il fatto che un territorio possa ragionare con la propria testa. Vorrei soltanto pregare Vitali di usare termini appropriati, perché gli avvertimenti non mi piacciono, e neppure la politica che ne fa uso. Se era un avvertimento, perciò, con me ha sbagliato metodo».

E se nella discussione del partito prevalesse la linea del sì? «Io, mantenendo ferma la mia posizione, ne prenderò atto risponde il sindaco ma se mi dicono che non rappresento la maggioranza del partito, io dico che il partito si deve esprimere anche a Brindisi, che subisce questa linea e subirebbe gli effetti negativi del rigassificatore nel porto». E arrivano le prime reazioni: «Posto che il sindaco, al di là dei meriti demeriti della sua amministrazione, ha saputo interpretare la chiara volontà di una città, Vitali ha oggi il merito di ricordare a tutti che si deve fare a Brindisi quello che decide a Roma Berlusconi », dice una nota della Sinistra Democratica. Quello di Vitali «è un arrogante diktat», denuncia il Pd, che «ribadisce la sua posizione chiara sullo sviluppo autonomo e sostenibile del territorio». Vitali, dicono sei dirigenti del movimento ambientalista locale, vuole imporre la linea del governo «senza una straccio di ragioni diverse».

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