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L'Ilva di Taranto non pagò l'Ici. Stefàno recupera 14 milioni

La grande industria nella morsa del Comune. Questa volta non ci si riferisce alle misure anti-inquinamento ma alla lotta all’evasione ed all’elusione fiscale.
20 dicembre 2008
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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TARANTO - L’Amministrazione comunale, superando in extremis l’ostacolo-prescrizione, riesce a recuperare 14 milioni e mezzo di euro relativi all’Ici 2003. Di questi 14 milioni 500mila euro, poco più di 10 sono riconducibili ad attività industriali.

L’assessore comunale al Bilancio, Rossella Fischetti, nella consueta conferenza stampa di fine anno insieme a sindaco ed assessori, snocciola queste cifre ma non svela i nomi di chi era in debito con Palazzo di città.

L’esponente della giunta Stefàno, però, riferendosi alle imprese, afferma: «In questi anni, molte aziende si sono limitate a pagare l’imposta comunale sugli immobili solo per le opere in muratura (spogliatoi, mense) e non anche per le aree di servizi in cui ci sono, peraltro, gli impianti funzionali alle stesse attività industriali. Se, per esempio, in un’area c’è una turbina elettrica oppure un altoforno (evidente, a questo punto, il riferimento all’Ilva, ndr) queste zone sono sicuramente assoggettabili al pagamento dell’Ici. Lo dice chiaramente il codice civile tant’è che quasi nessuna impresa, tra quelle interessate, ha fatto ricorso pur potendo contare su studi legali davvero autorevoli. Anzi - precisa l’assessore al Bilancio - sono già in corso le integrazioni tra quanto versato negli anni scorsi e quanto effettivamente dovuto. Tra gennaio e febbraio, invece, notificheremo gli accertamenti relativi all’Ici 2004».

Questo lavoro di ricostruzione è stato possibile «grazie ad una stretta collaborazione con l’Agenzia del territorio. E per un ente dissestato - commenta Rossella Fischetti - recuperare queste somme è davvero importante».

Più complessivamente, nel periodo di riferimento 2003-2007, il Comune di Taranto dovrebbe incassare dalle integrazioni dovute per l’Ici circa 57 milioni di euro. «Stiamo ottenendo ottimi risultati - insiste l’assessore - a costo zero. Il servizio di accertamento ormai è internalizzato. Ovvero, è svolto dai nostri uffici. Strada, questa, che potremmo seguire in futuro anche sul fronte dell’accer - tamento Tarsu di cui ora se ne occupa una società privata. In questo modo, risparmieremmo l’aggio del 41 per cento sull’accertato (prima era del 47) per noi particolarmente oneroso».

Ma quanto incassa il Comune di Taranto dalle tasse locali? Per rispondere a quest’inter rogativo, si deve fare riferimento al bilancio di previsione 2008 approvato lo scorso giugno. Dall’Ici sulla seconda casa e su attività industriali (quella sulla prima è stata abolita dal governo) Palazzo di città stima di incassare circa 17 milioni di euro mentre dalla Tarsu oltre 36 milioni. Sempre sul fronte del bilancio comunale, ieri mattina in conferenza stampa è stato annunciata la firma dell’intesa con Bnl che chiude così la vicenda swap (prestito legati all’andamento della Borsa sottoscritto nel 2004). La transazione si aggira sui 13 milioni di euro. «Il Comune ne aveva incassati già 17. Siamo l’unico comune d’Italia - esulta l’assessore al Bilancio - a non rimetterci con gli strumenti di finanza derivata».

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