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E all'Ilva di padron Riva raddoppiano i cassintegrati

Altri 2200 lavoratori in cig: 4300 in tutto, un terzo della forza lavoro. E all'Ilva di padron Riva raddoppiano i cassintegrati. È da luglio che l'Ilva marcia con tre altiforni su cinque: l'1, il 2 e il 5. E ora ha deciso di fermare anche l'Afo 1, il più vecchio, su cui lavorano circa 200 persone
22 dicembre 2008
Ornella Bellucci
Fonte: Il Manifesto

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Altri 2200 cassintegrati all'Ilva di Taranto, che sommati ai 2146 decisi a novembre, fanno 4346. Quasi un terzo dei 13500 dipendenti. Sono frutto della crisi che sta colpendo il mercato siderurgico e con cui l'Ilva motiva i provvedimenti. «Per non pregiudicare», dice l'azienda, «le possibilità di una ripresa produttiva dello stabilimento». Ai sindacati la decisione è stata comunicata giovedì scorso. La quota include 192 impiegati e 2008 operai, con la sospensione a zero ore per 6 settimane a partire dal 12 gennaio. Questi provvedimenti di cassa integrazione rientrano nella stessa procedura con cui l'Ilva, per ridurre del 20 per cento la produzione, ha deciso i primi. Che dovevano essere 2028, poi saliti a 2400 e, dopo l'accordo del 28 novembre tra Confindustria e sindacati, scesi a 2146, effettivi dal 1 dicembre scorso. Per tutti la cassa durerà almeno fino al 28 febbraio 2009.

Per i lavoratori della prima tornata i sindacati hanno ottenuto la riduzione della cassa da 13 a 9 settimane, 550 euro di una tantum, la tredicesima per intero e il premio di risultato, stavolta maturato indipendentemente dalla produzione di reparto. Questi lavoratori, dipendenti diretti, 800 dei quali impiegati nel laminatoio a freddo e il resto su impianti collegati, per ora non prenderanno meno di mille euro al mese.

Tutti i lavoratori che rientrano nella procedura usufruiranno del trattamento dopo aver smaltito le ferie maturate. Non faranno straordinario, salvo «esigenze indifferibili e imprevedibili» (e comunque questo sarà contenuto in tutto lo stabilimento). E saranno impiegati a copertura dei sotto organici, per mansioni equivalenti. Le parti, con cadenza bisettimanale, verificheranno le modalità di gestione della cassa integrazione, e la possibilità di utilizzare in parte i permessi retribuiti del 2009 per ridurre l'estensione del trattamento. Ma nell'accordo c'è di più.

L'Ilva conferma gli interventi ambientali previsti dal programma di investimenti per ridurre le emissioni di diossina. E l'intenzione di rifare le testate dei forni di distillazione del coke, ad eccezione della batteria 4, ferma in attesa di revamping.

A novembre l'Ilva ha ridotto i turni e ha messo in ferie 200 lavoratori, ma non è bastato a ridurre la produzione di quanto avrebbe voluto, e il 1 dicembre è partita la cassa integrazione. Spiega Rocco Palombella, segretario provinciale della Uilm: «Nel 2008 l'Ilva di Taranto ha prodotto 9 milioni di tonnellate di acciaio, un milione e 500 mila delle quali sono rimaste invendute. E siccome la prospettiva per il 2009 è con ordini bassi, non può tenere in funzione tutti gli impianti».

È da luglio che l'Ilva marcia con tre altiforni su cinque: l'1, il 2 e il 5. E ora ha deciso di fermare anche l'Afo 1, il più vecchio, su cui lavorano circa 200 persone, mentre i sindacati chiedevano che rallentasse l'attività dei tre altiforni in funzione. Occorrono 6 mesi per rifare un altoforno e almeno 8 per programmare la fermata e, se viene spento, prima di un anno non può ripartire. E un altoforno si porta dietro una linea d'agglomerato, le batterie, i rifornimenti, i parchi primari, un'acciaier...

Quanto alla crisi del mercato, che per ora risparmia il comparto dei grandi tubi, legato a commesse di lungo periodo per gli oleodotti, e le lamiere per le costruzioni navali, Giuseppe Lazzaro, segretario provinciale della Fim, precisa: «Abbiamo chiesto all'azienda di darci tutte le informazioni utili a giustificare questa decisione».

A breve partiranno gli incontri con le rsu aziendali. «Attiveremo una serie di verifiche», spiega Franco Fiusco, segretario provinciale della Fiom, «tra cui quella per la corretta applicazione dell'accordo. E continueremo a monitorare la situazione, per capire se ci sono riprese produttive». Il 9 gennaio la procedura di consultazione con Fiom, Fim e Uilm si chiuderà. «Intanto», conclude Fiusco, «entriamo nel merito dei numeri. Le nostre rsu li stanno già discutendo con l'azienda, reparto per reparto».

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