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Atto di accusa dell'Arpa contro il Petrolchimico

Emissioni fuori controllo, esposto in Procura. La fabbrica è sprovvista di sistemi di emergenza capaci di recuperare i gas in caso di guasti e la fornitura di energia in caso di black-out
31 dicembre 2008
Marcello Orlandini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

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BRINDISI — Torce del Petrolchimico in funzione anche nell'ultimo fine settimana del 2008, mentre la procura di Brindisi riceve per la prima volta, dopo quelle della Provincia e della Digos, anche una relazione dell'Arpa che mette seriamente in mora la fabbrica. Le emissioni in atmosfera del Petrolchimico di Brindisi sono di fatto fuori controllo, dice il rapporto. Mentre la stessa Polimeri Europa assicura che tutte le sostanze immesse e bruciate in torcia in concomitanza di eventi di emergenza viene trasformato in anidride carbonica e vapore acqueo, i sensori hanno rivelato - quando la centralina si è trovata sottovento - alte concentrazioni di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), considerati cancerogeni. La fabbrica, infine, è sprovvista di sistemi di emergenza in grado di attuare un recupero dei gas in caso di guasti e la fornitura di energia in caso di black-out.

Paradosso dei paradossi, in sede di richiesta di Autorizzazione ambientale integrata al ministero competente, l'azienda non menziona questo pesante fardello di carenze. Il rapporto inviato dall'Arpa a metà dicembre alla magistratura inquirente, oltre che al sindaco, al presidente della Provincia, al prefetto e all'assessore regionale all'Ecologia, contiene rilievi ed accertamenti avviati con una accensione delle torce il 21 giugno, e conclusasi con una accensione del 3 novembre. Undici episodi, inclusi quelli che hanno innescato l'intervento dell'amministrazione provinciale e della prefettura, il 29 agosto e il 4 settembre, e di conseguenza anche una richiesta di intervento inoltrata dal comando provinciale dei vigili del fuoco al Comitato tecnico regionale, che ha a sua volta stilato una relazione dopo un sopralluogo.

Il rapporto dell'Arpa ora dice che le relazioni tra la fabbrica che ha inaugurato nel 1960 il polo industriale brindisino e la città non sono basate su dati chiari. Le torce di emergenza, sottolinea la relazione, non sono dotate di flussometri per misurare quantità di gas e i tempi di smistamento, e questi sensori non sono previsti nella domanda di Aia. Le relazioni tecniche trasmesse dalla Polimeri all'Arpa sugli eventi di accensione sono perciò «unicamente dati stimati e non misurati».

L'azienda sostiene che la combustione di butadiene, propilene, etilene, benzene, idrocarburi aromatici, propilene, propano, esano è stata completa. Ma i rilevamenti delle centraline dimostrano il contrario, ci sono gli Ipa: e allora anche alle torce di emergenza, per legge non soggette ad autorizzazione, va applicata rileva l'Arpa l'eccezione prevista dalla stessa norma autorizzazione obbligatoria nel caso esse emettano «sostanze cancerogene, tossiche o mutagene», e quindi si chiede «alle Autorità in indirizzo di voler valutare l'opportunità di intervenire» sulle autorizzazioni in vigore e su quelle future.

Prescrivendo a Polimeri Europa anche un sistema di recupero gas, perché non è detto che debbano per forza essere bruciati in atmosfera; l'installazione di misuratori e sistemi di prelievo idonei; di provvedere ad adeguare il sistema di approvvigionamento di energia elettrica, dato che 6 episodi sugli 11 monitorati sono dovuti a black-out.

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