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Nota sulla recente presa di posizione della Confindustria in merito al raddoppio della centrale termoelettrica Eni

Confindustria ed Eni

Il drammatico momento impone una concertazione attiva e propositiva da parte di tutti gli attori istituzionali, politici ed economici
2 luglio 2010
Giovanni Matichecchia

Scrive Confindustria Taranto, in un comunicato: appare evidente che la ricerca del dialogo e della sinergia tra enti ed istituzioni è ormai cosa desueta e non più praticata. Il nostro ormai è un territorio dove non ci si confronta più, in cui le parti di volta in volta coinvolte si affidano unicamente alla carta bollata per dirimere problematiche e controversie che, invece, per la loro portata e ricaduta, meriterebbero ben altra attenzione ed una fattiva e concreta concertazione fra tutti i soggetti istituzionali a vario titolo interessati. Vista aerea di una raffineria

L’ultimo episodio cui Confindustria si riferisce, riguarda la costruzione della centrale termoelettrica da parte di Eni Power all’interno della raffineria di Taranto. La Regione Puglia ha inoltrato all’avvocatura regionale la richiesta di impugnativa davanti al Tar del Lazio del Decreto ministeriale del 26 aprile 2010 con il quale il Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività culturali, si è pronunciato favorevolmente sulla VIA ( la Valutazione di impatto ambientale) riguardante la realizzazione dell’opera. Il confronto, la ricerca della soluzione migliore e più praticabile in favore del territorio e dei suoi cittadini, vengono puntualmente sacrificati sull’altare dell’arroccamento su posizioni e convinzioni preconcette. In alternativa, si registra il silenzio di altri importanti soggetti istituzionali (ndr. Comune e Provincia) che pure, per funzioni e compiti, dovrebbero essere al pari interessati.

Aggiungiamo noi: è vero. Non c’è più nessuna forma di coinvolgimento dei soggetti a vario titolo cointeressati al miglior funzionamento delle industrie siano essi lavoratori o sindacati o cittadini interessati alla salvaguardia dell’ambiente. Le aziende reclamano la facoltà di liberamente fare impresa ed è giusto che sia così. Le aziende non presentano i progetti per nuovi investimenti concordando con gli enti locali e i cittadini interessati.

Le aziende decidono di investire, preparano la documentazione di rito e qualcuno da Roma autorizza. Ci potete giurare: quel signore non è mai passato vicino alla raffineria ad annusare quel puzzo nauseabondo. Quel signore non immagina (o sa e finge di non sapere) che accanto alla raffineria c’è un altro mostro inquinante con un’altra centrale termoelettrica capace di dare energia anche alla città. Quel signore non sa (o finge di non sapere) che non esiste un piano di emergenza per i grandi rischi cui è esposta Taranto. Quel signore non intende capire che in caso di disastro non rimane viva neanche una mosca nel giro di qualche kilometro. E vorrebbero ciononostante potenziare i fattori di rischio. Comincino quanto meno a dotarsi di un piano di emergenza. Ma i soldi per queste cose non ne vogliono spendere. In caso di disastro muoia Sansone con tutti i Filisdei.

Di tecnologie avanzate non se ne parla. Si mangiano gli utili. Meglio potenziare gli impianti. Così si raddoppiano gli utili.

Prosegue Confindustria: nel caso della costruzione della centrale termoelettrica non possono, peraltro, essere dimenticate alcune importanti circostanze: la VIA favorevole da parte di ben due Ministeri attesta e garantisce la compatibilità ambientale dell’opera da realizzare e rappresenta l’unico provvedimento autorizzatorio necessario e vincolante per la realizzazione dell’opera;
la nuova centrale, dotata di nuove, migliori e più affidabili tecnologie, va a sostituire una centrale vecchia ed obsoleta, che spesso va in blocco ed immette nell’aria in tali circostanze ragguardevoli quantitativi di agenti e sostanze inquinanti (finalmente una ammissione seria dell’entità dell’insulto all’ambiente e, è lecito aggiungere, alla salute di tanti cittadini);
la conversione di impianti ad olio combustibile in impianti a gas comporta significativi miglioramenti sul terreno ambientale, oltre che in tema di sicurezza;

L’economia del territorio è in ginocchio e non si intravedono al momento inversioni di rotta. La Puglia, e Taranto in particolare, si connotano nel panorama nazionale per la continua, rilevante perdita di occupazione e per il massiccio ricorso alla cassa integrazione, tra i più alti e gravi d’Italia. (ancora una volta il sommesso richiamo alla grave situazione occupazionale per significare o questa minestra o la disoccupazione) .

Il drammatico momento impone una concertazione attiva e propositiva da parte di tutti gli attori istituzionali, politici ed economici (ancora una volta dimenticati i cittadini e le associazioni ambientaliste che hanno diritto ad essere informate), purché sia scevra da protagonismi o ideologie politiche, improntata unicamente alla ricerca ed alla attuazione di un efficace progetto complessivo di sviluppo dell’intero territorio.

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