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Legambiente chiede la copertura del parco minerali Ilva. Marescotti: intervenga il sindaco

Ipa e veleni, allarme rosso

Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, ha monitorato i valori di Idrocarburi policiclici aromatici in città con risultati sorprendenti
22 gennaio 2012
Fonte: Corriere del Giorno - 21 gennaio 2012

Lo scorso 12 gennaio il “Corriere” ha lanciato l’allarme polveri sottili al rione Tamburi, ora arriva  la conferma di Mal’aria, la campagna annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico. Nel 2011 il 67% dei capoluoghi di provincia monitorati non ha rispettato il limite consentito di superamenti della soglia di Pm10, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Anche a Taranto, quindi, è emergenza polveri. Lo confermano Lunetta Franco, presidente del circolo ionico di Legambiente e Leo Corvace, del direttivo del circolo. Le due centraline di monitoraggio di via Archimede e via Machiavelli hanno infatti registrato superamenti dei limiti di legge previsti per la media giornaliera su base annuale: 40 in via Archimede e 45 in via Machiavelli. «Questi dati – affermano i due ambientalisti – prefigurano un rischio sanitario per la popolazione esposta. Diversi studi (Sidria, Aphea, Misa 1  e 2, Sisti) hanno accertato la correlazione tra aumento dei livelli di Pm10 e  diverse patologie nel breve periodo con effetti sia in termini di ricoveri che di decessi. Particolarmente interessate sono malattie respiratorie e cardiache nel loro complesso.   

In questo contesto sindaco e Regione Puglia non possono esimersi dall’intervenire per tutelare la salute pubblica. Il sindaco in base al suo status di massima autorità sanitaria locale (leggi n. 833/1978 e n. 112/1998), la Regione con il piano di azione previsto dal  Dlgvo 155/2010». I superamenti per le emissioni di Pm10 sono avvenuti entrambi al rione Tamburi che si trova a ridosso dell’area industriale e del centro siderurgico. «Vista la collocazione delle centraline a ridosso dell’area industriale – scrivono Franco e Corvace – è del tutto evidente come all’origine di questi superamenti vi siano emissioni provenienti soprattutto dall’Ilva. In particolare sotto accusa sono, oltre ad impianti come l’agglomerato e la cokeria, i parchi minerali. Conferme in tal senso  si sono ottenute con la sentenza di condanna subita dall’azienda il 28 settembre 2005 in sede di Cassazione. Nonché dalla recentissima perizia redatta dal Ctu nominato dal giudice nell’ambito del contenzioso promosso da un condominio del quartiere Tamburi nei confronti dell’Ilva per presunti danni subiti dall’edificio a causa della dispersione di polveri dai parchi minerali».

Secondo Legambiente «la situazione di rischio sanitario profilatasi con il Pm10, peraltro collegata all’emergenza benzo(a)pirene ed in un riconosciuto contesto di forti criticità ambientali, impone finalmente  l’adozione di provvedimenti adeguati: in primo luogo, la copertura dei parchi minerali. Si ribadisce come la soluzione proposta dall’Ilva, il barrieramento del muro dello stabilimento lungo le dorsali stradali per Grottaglie e Statte, sia del tutto inadeguata. Ad essere intercettate sarebbero  infatti soprattutto le polveri pesanti aerodisperse e solo nella misura del 50 %, mentre il barrieramento risulterebbe inefficace per le polveri sottili come PM10 e PM 2,5. Un obiettivo, tra l’altro, perseguibile prevedendo anche il contemporaneo innalzamento delle colline ecologiche site nel quartiere Tamburi. La copertura dei parchi minerali è del tutto fattibile come dimostrato da un progetto presentato nel 2005 dal Politecnico di Taranto che prevede la realizzazione di apposite tensostrutture. La Legambiente ha tentato di inserire questa misura tra le prescrizioni dell’Aia, scontrandosi però con l’opposizione congiunta di azienda e Ministero dell’Ambiente. La nuova emergenza PM10 può riaprire la partita imponendo questo provvedimento attraverso un’azione congiunta tra Regione e Sindaco di Taranto integrando le rispettive funzioni.

 IDROCARBURI, LIVELLI ELEVATI IN VIA DANTE COME A TAMBURI

Dalla denuncia alla misurazione vera e propria. L’ambientalismo ionico si evolve. Protagonista del cambiamento è Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink che ha monitorato i valori di Idrocarburi policiclici aromatici in città. I risultati sono sorprendenti. Eccoli.
«Ero di fronte all’analizzatore di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e non credevo ai miei occhi. Sul display dello strumento portatile appariva un dato inusuale: oltre 300 nanogrammi a metro cubo. Quando vado a Martina Franca trovo meno di 10. Ma eccolo lì il numero esatto: 313 ng/m3. Un picco, poi è sceso, ma non di tanto. E’ accaduto il 20 gennaio a Taranto, in via Dante. A 3 chilometri dalla zona industriale. Stiamo parlando della concentrazione di IPA che costituiscono la principale criticità per l’aria che respiriamo a Taranto essendo in parte cancerogeni.
20 gennaio, il picco di IPA   Ilva di Taranto

Date un’occhiata al diagramma 1 (20 gennaio 2012) e ve ne renderete conto. Per dare l’idea di questo picco bastano alcuni raffronti. Nel garage di casa mia dove passano le auto (e dove non dormirei mai per via dell’aria inquinata) ho misurato 30 nanogrammi a metro cubo (ng/m3). Dalla mezzanotte alle 8.15 del 20 gennaio la media degli IPA è di 48,5 ng/m3. La media annua del quartiere Tamburi è 20 (calcolata da Arpa). Al tubo di scappamento della mia auto GPL euro 4, ferma ma con motore acceso, gli IPA non superano i 35 ng/m3.  Dieci minuti di respirazione a 300 ng/m3 corrispondono a un minuto di sigaretta.  Un bambino che si affacciava il 20 gennaio mattina al balcone per dieci minuti inalava fumo da sigaretta un po’ più diluito, ma equivalente a lunghe boccate di sigaretta.


L’analizzatore portatile
Queste misurazioni sono state effettuate con l’analizzatore Ecochem PAS 2000 CE che il Rotary Club ha affidato a PeaceLink. Un progetto a cui ha collaborato anche il Fondo Antidiossina Taranto. Ho contattato l’Arpa che ha lo stesso analizzatore e il picco è confermato anche dalla loro strumentazione.
19 gennaio: Bestat peggio che Tamburi
Potete vedere anche i dati del giorno 19 gennaio a Taranto (diagramma 2). Gli IPA in via Dante (lontano dal traffico) superano spesso la linea orizzontale di 20 ng/m3. Quella linea orizzontate tenetela d’occhio. Infatti corrisponde alla media degli IPA ai Tamburi. La media in zona Bestat è stata di 26,2 ng/m3 dalle ore 10 alle ore 24. E anche se la composizione degli IPA può ovviamente variare da quartiere e quartiere cambiando la tossicità totale, il valore di IPA è sicuramente ragguardevole. Il diagramma mostra una sequenza “campionata” ogni 10 secondi. Ci fa capire che nessuno è al riparo dal pericolo. Ci sono masse d’aria inquinata che vagano sospinte dai venti. Si rovesciano sui cittadini seguendo le bizzarre evoluzioni meteo che rimescolano gli strati d’aria.


Mi sveglio ogni mattina respirando gli IPA


“Mi sveglio ogni mattina respirando la diossina”, diceva un diffusissimo slogan a Taranto. Questi grafici possono dirci che ogni mattina ci svegliamo respirando anche un bel po’ di IPA che sono peggio della diossina quando entrano nei polmoni. Gli IPA sono una “famiglia” di molecole che, oltre ad essere in parte cancerogene, possono modificare il DNA che i genitori trasmettono ai figli. Fra le molecole degli IPA la più insidiosa è il benzo(a)pirene, cancerogeno della massima pericolosità. Tanto che il governo nel 2010 ritenne utile togliere il limite: incredibile ma vero! Quando la mattina trovo nella città di Taranto valori anche cinque volte o dieci volte più alti di quelli del quartiere Tamburi, comincio a preoccuparmi.
Aria molto inquinata anche il 18 gennaio.
In tutta la città in certi momenti tutti respirano “picchi” che superano di gran lunga la media del quartiere più inquinato d’Italia.  Guardate il grafico del 18 gennaio (diagramma 3). La fatidica linea orizzontale dei 20 nanogrammi (la media annuale degli IPA ai Tamburi) è spesso superata e questo vuol dire che l’aria non è delle migliori. Osservate con che frequenza tutto ciò avviene. Eppure questo è misurato nella zona Bestat di Taranto che è a più di tre chilometri dalla zona industriale. Tutto ciò è sicuramente un effetto della stagione invernale che fa impennare gli IPA. Ma possiamo dire ai tarantini di pazientare e di non preoccuparsi in attesa dell’estate? E alle donne che in questo momento stanno aspettando un bambino che diciamo? Che l’aria è pura? Esse devono respirare quest’aria malata anche se il dottore vieta loro di fumare. Fumano lo stesso e di riflesso “fuma” anche il feto.
Ma l’inquinamento è sparito o no?


Certo non tutto il quadro è negativo e grazie alle nostre lotte qualche passo in avanti è stato fatto.E’ stato registrato un sostanziale abbattimento della diossina dal camino più alto dell’Ilva. Un risultato che smentisce l’allarmismo con cui l’azienda dichiarava di non poter scendere sotto i limiti europei e minacciava di licenziare gli operai. Ricordate quante bugie sono state dette? Tuttavia, nonostante i passi in avanti ottenuto grazie alla nostra perseveranza di cittadini attivi, per la diossina non possiamo ancora cantar vittoria se non si verificheranno riduzioni sostanziose al suolo. Questo ce lo diranno i deposimetri: se esce il 98% di diossina in meno dal camino Ilva anche al “livello della pecora” dovrebbe cadere un 98% in meno di diossina. Analisi ventoselettive nella Masseria Fornaro dovrebbero confermare (o smentire)  la riduzione drastica della diossina. Nichi Vendola dovrebbe richiedere tutte le verifiche prima di dire che la diossina è sconfitta. E dovrebbe far mettere il campionamento in continuo che non si vede ancora. Ma se sul fronte della diossina qualcosa si è mosso, non vedo segnali incoraggianti nell’aria che respiriamo. Respiriamo aria cancerogena. Il benzo(a)pirene ha sforato nel 2011. Per il benzo(a)pirene bisogna applicare la legge regionale. E’ stato fatto? Poi ci sono le polveri sottili (il PM10): anche queste hanno sforato.

Il sindaco che fa?


Il sindaco non può cantare vittoria ma deve agire Esistono obblighi di legge che devono spingere in sindaco ad agire. Mi sembra che la “vittoria” sulla diossina (tutta da verificare con il campionamento continuo e i deposimetri) stia diventando uno scudo dietro il quale coprire le altre due sconfitte. Noi sappiamo che la diossina è pericolosa per ingestione (solo l’1,5% entra nel corpo umani per inalazione). Per inalazione sono invece pericolosi in particolare gli IPA. Perché il sindaco e la Regione non prendono provvedimenti drastici proprio adesso che ce li stiamo respirando alla grande?»

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