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Sull'incendio del 28 Febbraio il candidato Sindaco di "Aria Pulita" integra l'esposto

Ilva, Bonelli di nuovo all’attacco

Per i siti di interesse nazionale come Taranto saranno riviste le soglie al di sotto delle quali non sono previste bonifiche
17 marzo 2012
Francesco Tanzarella
Fonte: Corriere del Giorno - 16 marzo 2012
All’ottimismo del vertice barese di mercoledì, Angelo Bonelli e “Aria Pulita” hanno opposto una sorta di pragmatismo giudiziario.

Prima di capire come risolvere il problema dell’inquinamento a lungo termine, obiettivo comunque in scaletta, per il candidato sindaco dell’area ambientalista è insomma apparso più importante approfondire quel che è successo lo scorso 28 febbraio.
L’incendio del trasformatore all’interno dell’Ilva, infatti, preoccupò già allora il politico romano, che presentò un esposto in Procura. E ieri, durante una gremita conferenza stampa, Bonelli ha annunciato di averlo integrato con nuovi elementi. Conferenza stampa Bonelli

 

Prima di scoprirli, una sua osservazione: «Le autorità dovrebbero venire a Taranto per fare quel tipo di riunioni (si riferisce al vertice di Bari, ndr)». Arriva il primo applauso di una lunga serie. Subito dopo, però, spazio alla sostanza. A fine febbraio Bonelli presentò quell’esposto cercando di spronare la Procura a valutare le conseguenze dell’incendio. Il trasformatore interessato, infatti, era in un bagno d’olio minerale (38 tonnellate) che in parte andò bruciato ma in maniera più consistente sembra si riversò nel sottosuolo e nel mare. Bonelli si affida a quella che lui chiama «un’enciclopedia vivente», ossia Alessandro Marescotti, che ha letto con cautela la relazione fatta allora dall’Arpa. Già a febbraio furono chiesti chiarimenti in proposito: l’esposto, infatti, si focalizzò sul “destino” del liquido non bruciato. «Oggi – ha spiegato Bonelli – ho presentato un’integrazione perché siamo venuti in possesso della scheda tecnica della sostanza, ed è bene che la Procura ne conosca la pericolosità».


La scheda è quella stilata dall’azienda produttrice e distribuita ai responsabili della sicurezza dei lavoratori: «Questa sostanza sostituisce il famigerato apirolio – ha spiegato Marescotti – e l’azienda si è affrettata a spiegare come fosse innocuo. Nell’ultima pagina di questa scheda, però, si legge che può essere letale: addirittura vediamo il simbolo di rischio legato all’estrema tossicità».
Se finito in mare, quindi, ci sarebbe davvero da preoccuparsi. Bonelli e Marescotti ne sono apparsi abbastanza certi, tanto da integrare l’esposto con un altro elemento. Entra in gioco l’autorizzazione integrata ambientale che ora la Regione vuole rivedere: «Abbiamo sempre sostenuto che non andasse rilasciata – ha spiegato ancora Bonelli – oggi aggiungo un altro motivo: il mancato rispetto da parte dell’Ilva della norma del decreto legislativo 152 del 1999 che obbliga il proprietario ad impedire il dilavamento delle acque». In soldoni, per spegnere l’incendio sarebbe stato usato anche del liquido finito in una vasca insieme all’olio non bruciato. Quest’ultimo, più leggero, ha tracimato i bordi ed è finito in una grata collegata alla fogna dello stabilimento che poi scarica in mare. «Secondo la legge – ha aggiunto Marescotti – questo non dovrebbe accadere».


L’offensiva ambientalista, quindi, si concentra sull’attualità. Ma non solo. Ascoltando le parole del ministro Clini a Bari, e soprattutto quelle del capo della segreteria tecnica del ministero, l’ingegner Serra, per Bonelli «si sta riscrivendo la legislazione ambientale, a tutela dei processi industriali». Serra, infatti, avrebbe annunciato che per i siti di interesse nazionale come Taranto, saranno riviste le soglie al di sotto delle quali non sono previste bonifiche, soglie che potrebbero essere innalzate da 10 a 100: «Una revisione che ridurrebbe i perimetri dei siti del 90% – ha spiegato Bonelli – quando invece l’Istituto Superiore di Sanità dice che i limiti di diossina devono essere abbassati da 10 a 4 nanogrammi per chilo di terra». Da una parte le tutele diminuiscono, dall’altra aumentano: «Per noi, però, il principio è sempre quello che paghi chi ha inquinato, non i cittadini». Ultimo messaggio, ai lavoratori: «Siamo dalla loro parte, sono i nostri migliori alleati. Perché il tema non è come ridurre l’occupazione, ma come crearne di nuova. Non siamo integralisti, quindi, e chiediamo al Governo fatti concreti e non “tavoli” che non si negano a nessuno».

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