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Migliora la situazione ambientale a Taranto?

20 luglio 2012

Titolo: "Legge sulle diossine e investimenti, così abbiamo fermato la strage silenziosa"

Questo è il titolo oggi, 20 luglio 2012, di Repubblica. Il quotidiano intervista il prof. Giorgio Assennato, Direttore Generale dell'Arpa Puglia.

Il titolo fa pensare ad una strage fermata.
Ma il picco per i tumori probabilmente deve ancora venire se il reparto oncologico a Taranto si sta ampliando e se i volontari dell'ANT registrano un incremento dei malati terminali che stanno seguendo.

Giorgio Assennato, alla domanda "cosa rischiano oggi i tarantini", risponde che "la domanda più corretta è cosa hanno rischiato" in quanto oggi "rischiano molto meno di prima", anche se ammette che "non sa dire quanto".

Esiste un principio giuridico e scientifico che si chiama "principio di precauzione".
Il principio di precauzione si basa sul fatto che "l'assenza di una piena certezza scientifica non deve costituire un motivo per differire l'adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale" (così si è espressa nel 1992 la Conferenza ONU di Rio de Janeiro).
In base al principio di precauzione, in queste condizioni di incertezza la magistratura ha motivo fondato - e piena legittimità  - a intervenire in quanto l'onere della prova contraria ce l'ha chi asserisce un miglioramento che tuttavia non è in grado di quantificare. Comunque non è che possiamo gioire se si passa da 30 morti/anno a 20 o a 10.

Qui di seguito riporto il mio parere sui veri o presunti miglioramenti ambientali.

Fumi Ilva

POLVERI SOTTILI
Il PM10 non deve avere 35 sforamenti annui.
Nel 2010 per la prima volta non vi è stato il superamento dei 35 sforamenti per il PM10 nel quartiere Tamburi (centralina via Machiavelli). La cosa fece gridare al successo. Ma nel 2011 vi è stato nuovamente il superamento dei 35 sforamenti. E quest''anno siamo già a 26 sforamenti e, facendo le proiezioni, si calcolano almeno 11-12 sforamenti suppementari entro al fine dell'anno, arrivando a 37-38 totali. Se la magistratura non ferma, avremo per il secondo anno un superamento dopo il "miglioramento" del 2010. Quindi negli ultimi due anni non registriamo un miglioramento ma un PEGGIORAMENTO delle polveri sottili.
Viene proposta la copertura del parco minerali, ma non è una prescrizione (è solo un annuncio). Poi vengono fornite alternative transitorie come la riduzione dei cumuli del 19% (ma perché proprio del 19 e non del 20 non è chiaro!!). Non si parla della copertura totale dei nastri trasportatori che sono coperti oggi solo IN PICCOLA PARTE, oppure della modifica del sistema di scarico dei minerali nel porto, che determina un pesante inquinamento del mare e dell'aria quando c'è vento.
In ogni caso il PM10 non dipende principalmente dal parco minerali in quanto quelle polveri sono piuttosto pesanti e il PM10 dipende invece in buona parte dall'area a caldo.
POLVERINO NERO
Il polverino nero che troviamo sui balconi (e che si attacca alla calamita) non proviene dai parchi minerali ma dall'area a caldo. Quindi - anche se si coprissero i parchi minerali - il problema del PM10 e del polverino nero che troviamo sui balconi non sarebbe risolto perché dipende dall'area a caldo.
BENZO(A)PIRENE
Nel quartiere Tamburi continua a mantenersi sopra il livello di 1 nanogrammo a metro cubo. Quindi nessun miglioramento (nonostante il rallentamento della produzione dell'Ilva e i declamati investimenti nelle macchine caricatrici della cokeria e nelle cappe di aspirazione. Come mai si investe nelle BAT e poi i valori del benzo(a)pirene non calano? La proposta dell'Arpa è di rallentare la produzione della cokeria del 10% dei giorni in cui il vento va verso la città. Ma così si punta a far scendere la concentrazione a 0,9 ng/m3. Non è un obiettivo che condivido. A Genova hanno chiuso le cokerie e il benzo(a)pirene è letteralmente crollato. Quello è l'obiettivo che condivido e a cui anche Taranto ha diritto, non meno di Genova, per par condicio e per pari rispetto alla salute dei cittadini.
Far vedere che si è sotto il limite per uno 0,1 è come fumare 19 sigarette quando il dottore dice al paziente: "Non devi fumare un pacchetto al giorno, ti fa male!"
Detto questo, ho forti dubbi che la misura proposta da Arpa possa far scendere il benzo(a)pirene in maniera significativa.Altrimenti sarebbe stata adottata a Genova.
Infatti non è solo il vento che influisce ma vi sono altri fenomeni meteo di rimescolamento degli strati dell'aria che fanno "precipitare" gli inquinanti a terra (invece di farli salire verso l'alto), per cui anche in situazione di calma di vento si hanno superamenti del benzo(a)pirene (vedi 1,7 ng/m3 registrato con calma di vento nel quartiere Tamburi con analisi ventoselettive, vedere pagina 13 di www.pm2012.it/sitoweb/presentazioni/Nocioni.pdf). 
Negli ultimi anni vi è stata una media di benzo(a)pirene di 1,3 ng/m3 e se la situazione fosse migliorata non avrebbero cambiato la legge rendendola più permissiva con il dlgs 155/2010.
DIOSSINA
E' vero che nell'ultima misurazione (la quarta) dello scorso anno si è registrato un valore di concentrazione molto basso (sotto lo 0,1 ng/m3) e tale da portare la media finale a 0,39 ng/m3. E anche qui si gioca sul filo del rasoio in quanto il limite è 0,4. Tuttavia se si calcolano i fenomeni di "diluizione" dei fumi (si sono registrati in tre casi su quattro valori elevati di ossigeno nella combustione che si discostano dal 15,5% che dovrebbe caratterizzare quel processo) e se si fanno i calcoli al netto della "diluizione", risulta un valore medio di 0,6 ng/m3 di diossina, che è superiore del 50% rispetto al limite della legge regionale. 
Certamente i livelli emissivi non sono paragonabili a quelli di quattro anni fa quando la diossina era mediamente sui 7 ng/m3 e prima del 2000 probabilmente era oltre i 30 ng/m3).
Ma se i miglioramenti declamati sono realmente acquisiti, perché non si attua il campionamento continuo della diossina?
Probabilmente perché:
1) i dati si riferiscono a prestazioni ottimali che sono fornite in presenza di controlli;
2) i dati beneficiano dell'effetto "diluizione" dei fumi (che invece non influirebbe sul campionatore continuo);
3) vengono usati carboni attivi di migliore qualità quando ci sono i controlli (i carboni attivi buoni costano e vanno comprati mentre l'azienda potrebbe ricorrere al fai da te sfarinando propri carboni di qualità scadente o inadatta);
4) il campionamento continuo - se fatto bene - intercetterebbe i "transitori", cioè quei momenti di funzionamento discontinuo, come ad esempio le fermate e le partenze della sinterizzazione che sono i momenti più critici in quanto si producono picchi di emissioni inquinanti e quindi di diossine. 
Tuttavia la pericolosità della diossina è legata alla sua assunzione tramite gli alimenti (entra nel corpo umano solo per il 2% attraverso la respirazione, il restante 98% tramite i cibi che contengono grassi animali). Quindi nel 2013 la situazione non cambierà ma peggiorerà anche se sarà emessa pochissima diossina, in quanto se si deposita un altro po' di diossina sui terreni si berifica un accumulo ulteriore, dato che la vecchia diossina si degrada con grande lentezza e la tendenza è appunto quella dell'accumulo. Solo la bonifica può migliorare la situazione.
Infine per la diossina la vera criticità sta nelle dispersioni dalla base dei camini, ossia dagli elettrofiltri, e non mi sembra che vi sia stata alcuna verifica della riduzione di queste emissioni diffuse e fuggitive.

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