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Centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti in altre regioni sono finiti, e forse continuano a finire, nelle discariche del Tarantino

Un fiume di rifiuti verso la Puglia

La commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti: «I controlli sul territorio pugliese non sembrano sufficientemente penetranti se è stato possibile smaltire ingenti quantitativi di rifiuti nella discarica Vergine senza che gli organi di controllo locali abbiano mai rilevato alcunché»
3 agosto 2012
Massimiliano Scagliarini
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno - 03 agosto 2012

Centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti in altre regioni sono finiti, e forse continuano a finire, nelle discariche del Tarantino. A rilevarlo, con accuse pesantissime, è la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti che ha appena licenziato la sua relazione sulla Puglia: «I controlli sul territorio pugliese non sembrano sufficientemente penetranti se è stato possibile smaltire ingenti quantitativi di rifiuti nella discarica Vergine senza che gli organi di controllo locali abbiano mai rilevato alcunché».

Il problema peraltro non riguarda solo la Vergine di Lizzano, dove dal 2004 al 2009 sono arrivati pericolosi scarti di lavorazioni industriali divenuti innocui grazie a un pezzo di carta. Ma anche (e forse soprattutto) la Ecolevante di Grottaglie, punto di arrivo dell’immondizia campana che non poteva naturalmente finire in una discarica per rifiuti speciali. Due procure, Lanciano e Milano, hanno individuato i due impianti come terminali di complesse operazioni di traffico di rifiuti. Dopo la scoperta, in un caso si è arrivati anche alle condanne. Ma di tutto questo – rileva sconcertata la Commissione parlamentare – chi in Puglia avrebbe dovuto controllare dice di non saperne nulla: «Meraviglia, dunque, che in loco non siano state sviluppate indagini, né che siano state segnalate le indagini sopra menzionate, da parte degli organi di controllo e degli organi investigativi locali. Si tratta di un gap conoscitivo da parte delle autorità locali che non può non incidere negativamente sulla programmazione delle attività di controllo e prevenzione, che dovrebbero essere orientate anche in ragione dell’individuazione di zone o settori particolarmente sensibili». discarica

A Milano, indagando su un’impresa di Fagnano Olona, la Lombarda dei fratelli Accarino, si è scoperto che un bel colpo di bianchetto permetteva di trasformare i rifiuti solidi urbani della Campania in rifiuti speciali, da smaltire negli impianti tarantini. Dal tritovagliatore di Giffoni Valle Piana, ogni giorno decine di camion salivano a Varese da dove i carichi venivano «fittiziamente sottoposti a un trattamento» che portava all’attribuzione del codice Cer 19.12.12. L’immondizia stradale che diventa oro, visto che il solo costo di conferimento si aggira sui 90-100 euro a tonnellata, grazie all’assoluta indifferenza di chi avrebbe dovuto verificare: «La gran parte dei rifiuti provenienti dall’impianto di Giffoni Valle Piana – scrive infatti il gup milanese Stefano Luerti nella sentenza che ha condannato alcuni dei responsabili – veniva materialmente trasportata dapprima a Bologna, quindi a Olgiate Olona in provincia di Varese per poi ritornare in Puglia, dove veniva smaltita in due discariche di Taranto e provincia».

Quello di cambiare il codice Cer (l’«etichetta» che contraddistingue i rifiuti) è lo stesso, identico giochino messo in atto in Abruzzo con un meccanismo che ha consentito lo smaltimento nella «Vergine» di almeno 14mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi, portando ai domiciliari il responsabile dell’impianto tarantino (oggi in attesa degli esiti del processo). Una ditta di Lanciano avrebbe dovuto trattare e selezionare i carichi, ma è saltato fuori che non aveva nemmeno gli impianti adatti. Ed a scoprire il meccanismo sono state le Arpa di Abruzzo e Molise, visto che una volta entrati in Puglia i camion passavano indisturbati. In 5 anni ne sono arrivati 468, contenenti materiale innocuo soltanto sulla carta: non sono stati fermati e controllati nemmeno una volta. Lo avessero fatto, avrebbero visto ciò che hanno verificato gli organi di controllo di altre due regioni: anziché materiali inerti, c’erano <rifiuti di vario genere e tipologia tra cui big-bags contenenti polveri di verniciatura, fanghi disidratati di depurazione, plastica, metallo e altri>. Roba pericolosissima, il cui trattamento corretto costa 2-3 volte ciò che veniva speso per scaricarli in Puglia: tutto a danno dell’ambiente.

Eppure fino a qualche mese fa, così come ha confermato alla Commissione parlamentare il capo della procura tarantina, Franco Sebastio, su Vergine ed Ecolevante «non risultano pendenti indagini relative a traffici illeciti di rifiuti», né tantomeno «risultano verifiche negative effettuate dalla locale Arpa in merito al conferimento di rifiuti diversi da quelli autorizzati». Ed ecco perché i commissari parlano di «uno spaccato inquietante sui traffici illeciti di rifiuti diretti in Puglia» che avvengono alla luce del sole: ma fino a quando nessuno li cerca, possiamo continuare a far finta che il problema non esista.


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