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Sebastio: non ci sono trattative sull'Ilva deciderà il gip

Spetterà al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco decidere se concedere o meno all’Ilva la facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo sottoposti a sequestro lo scorso 26 luglio
19 settembre 2012
Mimmo Mazza
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno - 19 settembre 2012

Spetterà al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco decidere se concedere o meno all’Ilva la facoltà d’uso degli impianti dell’area a caldo sottoposti a sequestro lo scorso 26 luglio. Malgrado i legali del gruppo Riva abbiano presentato alla Procura la relativa istanza, contenente da un lato il piano degli investimenti illustrato ieri anche a sindacati e organi di informazione e dall’altro la richiesta di poter produrre acciaio da vendere sul mercato, si tratta di una richiesta che potrà essere vagliata soltanto dal giudice per le indagini preliminari giacché la Procura ha l’onere di eseguire il sequestro mentre sulla facoltà d’uso può provvedere solo il gip. Forse già stamattina il procuratore capo Franco Sebastio riunirà il pool di magistrati che assieme a lui si occupano dell’inchiesta per decidere quale parere esprimere sulla richiesta del gruppo Riva anche se al momento sembra difficile ipotizzare un via libera, stante l’enorme differenza esistente tra le prescrizioni dei consulenti del gip, le disposizioni impartite all’azienda dai custodi giudiziari e le proposte dell’Ilva. Una differenza valutabile in alcuni miliardi di euro, se è vero che rifare le cokerie, come chiedono espliticitamente i custodi giudiziari, costa un miliardo di euro, mentre l’Ilva mette sul piatto «appena» 400 milioni di euro, comprensivi dei 146 già annunciati mesi fa e necessari ad adempiere ad alcune prescrizioni riguardanti l’autorizzazione integrata ambientale ottenuta il 4 agosto del 2011, e in questi giorni peraltro sottoposta a revisione complessiva. 

Nell’istanza presentata alla Procura, i legali del gruppo Riva citano il tribunale del riesame, che se è vero che aveva ritenuto lo spegnimento degli impianti solo come l’estrema soluzione a cui ricorrere per far cessare le emissioni inquinanti, aveva anche ordinato ai custodi di procedere con la rimozione delle situazioni di pericolo e l’installazione di una rete di monitoraggio in continuo di fumi e polveri, un ordine non eseguibile avendo a disposizione una somma - 400 milioni - probabilmente pari ad un decimo di quella necessaria.  foto di Taranto

Ieri, intanto, il procuratore capo Franco Sebastio è stato a Roma per incontrare il ministro per l’ambiente Corrado Clini ed essere ascoltato dalla commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti. Con Clini, il procuratore ha avuto un colloquio lungo e cordiale, nel quale l’esponente del governo Monti, già direttore generale del ministero dell’ambiente per un ventennio, ha potuto avere una idea finalmente completa sull’inchiesta per disastro ambientale che vede indagati proprietari e dirigenti dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Clini non ha mai usato toni teneri verso la Procura di Taranto (il ministro annunciò perfino prima dell’azienda il ricorso al tribunale del riesame contro il sequestro, ha sempre erroneamente ritenuto di parte la perizia alla base del sequestro, fatta invece tramite incidente probatorio proprio a garanzia dell’Ilva, e ancora l’altro ieri sosteneva che la popolazione del rione Tamburi, situato a ridosso dei parchi minerari, si è quadruplicata da quando il gruppo Riva ha acquistato il siderurgico, ed invece è avvenuto l’esatto contrario) ma ieri su twitter ha commentato positivamente l’incontro con Sebastio. 

l procuratore alla commissione sulle ecomafie ha confermato che le indagini non sono ancora chiuse e che il quadro delle imputazioni non è completo anche in relazione a chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire. «Siamo di fronte alla contestazione di reati gravissimi in alcuni casi a carico di soggetti recidivi» ha detto il presidente della commissione Gaetano Pecorella rispetto all’inchiesta che ha determinato il sequestro di alcune aree dello stabilimento, oltre che le misure cautelari che hanno raggiunto anche i vertici dell’azienda. «E d’altra parte – prosegue il presidente della Commissione d’inchiesta - non vanno trascurate le responsabilità di quanti con azioni o omissioni hanno contribuito a determinare una situazione così drammatica come quella che si deve registrare a Taranto. L’impressione è che in tutti questi anni la magistratura abbia dovuto svolgere un ruolo di supplenza. Una situazione cui non si è voluto porre rimedio per tempo: ora ci troviamo di fronte all’ennesima emergenza in cui, come avviene spesso in Italia, viene riproposta l’alternativa inaccettabile tra la tutela della salute e la tutela dell’occupazione». Su azioni e omissioni a favore del gruppo Ilva, nei prossimi giorni sono attese clamorose novità.

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