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Ilva insostenibile: Ora chi ha inquinato deve pagare

Le recenti dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando sulla questione Ilva di Taranto evidenziano le gravi inadempienze segnalate a piu' riprese ed in diverse sedi dalle associazioni ambientaliste tarantine
4 giugno 2013
Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera,Antonia Battaglia (Presidente PeaceLink, Presidente Fondo Antidiossina,Consulente Fondo Antidiossina e PeaceLink)

Le recenti dichiarazioni del Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando sulla questione Ilva di Taranto evidenziano le gravi inadempienze segnalate a piu' riprese ed in diverse sedi dalle associazioni ambientaliste tarantine.

"L'attuale assetto dell'Ilva- ha dichiarato in serata Andrea Orlando - non garantisce gli obiettivi di ambientalizzazione prefissi dall'AIA."

 

PeaceLink e  Fondo Antidiossina ritengono improrogabile il fermo di quegli impianti inquinanti in cui si sono verificate le gravi infrazioni alle prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, così come prevede la normativa in merito e ritengono che il loro funzionamento provocherebbe ulteriori gravi danni alla salute e all'ambiente.

La dichiarazione del Ministro arriva in un giorno importante, in cui il Gruppo Parlamentare dei Verdi Europei ha depositato presso il Parlamento Europeo un'interrogazione in merito alla questione ILVA, al rispetto della direttiva 75/EU/2010 sulle emissioni industriali e in materia di responsabilità ambientale, per il mancato rispetto della quale la Commissione aveva già inviato al Governo Italiano un parere motivato nel 2012. I fumi dell'ILVA

In particolare, l'interrogazione, depositata stamane dal deputato Verde spagnolo Raül Romeva, chiede se la legge 231/2012, detta "salva ILVA", sia in linea con l'articolo 18 della direttiva comunitaria in materia di emissioni industriali, anche alla luce dello stato di non attuazione delle prescrizioni del 2012. L'interrogazione chiede di verificare se le autorità italiane abbiano violato le norme comunitarie in materia di responsabilità ambientale anche in seguito alla decisione del governo di accettare i ritardi alle prescrizioni.

 

 

 PeaceLink e Fondo Antidiossina sottolineano che alla questione AIA é strettamente collegato il problema delle bonifiche e dell'accertamento delle responsabilità dell'inquinamento.

Risulterà fondamantale, pertanto, il ruolo della Provincia di Taranto incaricata di attuare le necessarie verifiche sul principio della responsabilità del "chi inquina paga", sancito dalle norme di diritto europeo in materia di ambiente ed inquinamento.

Il ruolo della Provincia nella salvaguardia e nei controlli era stato sottolineato anche in sede ministeriale dall'avvocato Maurizio Pernice, durante il recente incontro con il Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando tenutosi a Roma, durante il quale si era fatto riferimento al testo dell'istruttoria completa della Provincia, documento che sarebbe dovuto servire per la individuazione del o dei soggetti che hanno inquinato i quartieri limitrofi all'ILVA come il quartiere Tamburi, con sostanze quali piombo, berillio, PCB, antimonio, IPA, diossina ed altri.

  

E' fondamentale accertare il prima possibile di chi sia la responsabilità dell'inquinamento, visto che ad oggi non sembra sia stata presa alcuna misura atta a mettere in atto la bonifica delle zone compromesse a spese del soggetto inquinatore.

 

Per tale ragione sollecitiamo il Ministero dell'Ambiente a verificare al piu' presto chi ha inquinato il quartiere Tamburi di Taranto e a verificare il ruolo svolto in merito dalla Provincia di Taranto.

 

 PeaceLink e Fondo Antidiossina sono in contatto con la Commissione ed il Parlamento Europei  e hanno messo a disposizione tutte le informazioni circa eventuali inadempienze del caso.

 

 

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