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Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo (CEDU)

Nuovo ricorso contro l’Italia

Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure per garantire la protezione effettiva del diritto alla salute a Taranto, inquinata dal polo industriale
13 ottobre 2019
Redazione

ILVA a Taranto

La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha comunicato un nuovo ricorso contro l’Italia relativo alle conseguenze pregiudizievoli sulla vita e la salute dei ricorrenti tarantini provocate dall’inquinamento dell’acciaieria  ex-Ilva.

Il governo è chiamato a fornire una risposta circa la violazione del diritto alla vita (art. 2 CEDU), del diritto al godimento della vita privata e familiare (art. 3 CEDU) e del diritto a un ricorso effettivo (art. 13 CEDU).

In ragione della precedente sentenza del 24 gennaio 2019 la Corte valuterà se deferire la controversia ad un comitato di tre giudici in luogo della sezione composta da sette giudice, e ciò al fine di confermare la condanna dell’Italia.

Con sentenza del 24 gennaio 2019, divenuta definitiva in data 24 giugno 2019, la Corte dei diritti dell’uomo ha già accertato la mancata adozione da parte dello Stato italiano di misure volte a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei ricorrenti  e, più in generale, della popolazione residente nelle aree adiacenti agli impianti dello stabilimento  ex Ilva ed ha sentenziato che lo Stato italiano vi ponga rimedio nel più breve tempo possibile.

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