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Tutte le province presentano variazioni occupazionali positive, tranne Taranto (- 0,2%)

Taranto, la città con maggiore disoccupazione in Puglia

La percentuale più bassa è quella di Bari (12,1% di disoccupati) mentre Taranto si contraddistingue con il tasso più alto nella regione: ben 18,1%.
23 novembre 2004
Cosimo Salvatorelli

Il 2003 ha fatto registrare nella regione Puglia un diffuso miglioramento del tasso di disoccupazione sia nel complesso che per le singole province. Tale miglioramento non è tuttavia risultato sufficiente ad annullare i divari tra le province stesse che risultano al contrario confermati: la differenza tra il valore migliore di Bari (12,1%) e quello peggiore di Taranto (18,1%) è infatti ancora attestata su 6 punti percentuali. In generale è da segnalare la buona performance della Puglia, che vede diminuire la propria disoccupazione (secondo l’ISTAT) di 2,4 punti passando dal 17,1 % del 2002 al 14,7 % del 2003. Nella distribuzione per età, la classe da 15-24 anni è quella che ha maggiormente guadagnato, passando dal 45,8% al 39,5%. Si tratta del risultato migliore tra le varie classi, che può essere preso come un segnale positivo per quella fascia di disoccupazione giovanile interessata prevalentemente dal “primo impiego, ma che tuttavia non è sufficiente ad attenuarne in maniera significativa l’ancora eccessivo peso relativo. A livello provinciale, nell’ambito del confermato divario tra Bari (che detiene la minore disoccupazione) e Taranto (la maggiore), fa eccezione la classe 30- 64, per la quale è Lecce a segnalare il maggior tasso di disoccupazione (12,6%) contro il 10,7% di Taranto. Se il tasso di disoccupazione ha presentato qualche significativo miglioramento, lo stesso non si può dire per il tasso di occupazione, per il quale il recupero non supera il punto percentuale, sia a livello territoriale, che per età, evidenziando il permane- re di una situazione occupazionale non soddisfacente, soprattutto nella classe più giovane. Nel complesso, la Puglia è risultata tra le regioni, quella che nel corso del 2003 ha la minore disoccupazione, migliorando la posizione del 2002. Inoltre, la Puglia ha guadagnato in termini percentuali non solo più di tutto il Mezzogiorno, ma anche dell’intera Italia.
Una lettura della situazione occupazionale attraverso i dati desumibili dalla rilevazione Istat relativa al 2003 ci presenta la seguente situazione: a livello regionale per il complesso dei settori indagati si registra un incremento della occupazione fissa dell’i 9%. Tutte le province presentano variazioni positive, tranne Taranto (- 0,2%). Gli incrementi più consistenti spettano a Bari (+3,1%), quindi a Brindisi (+1,8%). Praticamente stazionaria la situazione a Lecce e Foggia. Riguardo al fenomeno del lavoro sommerso nella regione esso è alquanto diffuso e incide in maniera significativa sul tessuto socio-economico del territorio. Rispetto al settore industriale, l’incidenza del lavoro sommerso su quello regolare è stata stimata pari al 24% per le imprese manifatturiere, e dal 31% per le costruzioni. Estendendo tale stima anche agli altri settori dell’economia pugliese il dato totale non dovrebbe discostarsi dal 25%: il che sta a significare che ogni 4 lavoratori uno non è regolare. infatti, da una statistica fatta dalla Provincia tarantina, emerge che su 452 dipendenti 231 sono irregolari e le relative diffide ammontano solamente a 3. In termini 1ssoluti il numero di occupati sommersi è quindi quantificabile per la Puglia con una numerosità che va da 290.000 unità a poco meno di 440.000. Sulla base di questi presupposti si è tentato di calcolare il tasso di occupazione per la regione Puglia contabilizzando anche tutto il sommerso stimato ipotizzato come regolare per cercare di formulare delle ipotesi su come potrebbe modificarsi la lettura dei dati sull’occupazione in Puglia. Ebbene, sulla base dei dati ISTAT del 2003 riferiti alla occupazione residente, si evince che nel territorio esistono circa 1.236.000 occupati regolari. Se a questi si aggiungono i circa 300.000 lavoratori sommersi desumibili dall’indagine dell’Osservatorio, il tasso di occupazione per la Puglia salirebbe dall’attuale 36,7% al 46,9%, con un guadagno di ben 10 punti percentuali. Ciò porterebbe la Puglia allo stesso livello dell’Italia, permettendole di recuperare il ritardo accumulato sino ad oggi. Anche per ciò che riguarda fa componente femminile del mercato del lavoro il 2003 ha registrato un miglioramento delle posizioni riscontrate nel corso del 2002. Lo scorso anno infatti il ruolo delle lavoratrici ha conosciuto a Taranto, secondo i più recenti dati ISTAT, un miglioramento del tasso di occupazione di 1,2 punti percentuali. (17,8%). Nel 2003 fa percentuale di donne non occupate è scesa infatti al 22,1%, guadagnando 4,7 punti percentuali rispetto al 2002. In generale l’occupazione femminile nel 2003 rispetto al 2002 ha conosciuto in Puglia un incremento dell’1 % diffuso in tutti i settori soprattutto per l’ITC e le costruzioni.

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