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Inquinamento: non è cambiato nulla

23 novembre 2004 - Cosimo Salvatorelli

I dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti attribuiti all’inquinamento ambientale sono assolutamente drammatici ed indicano un processo di ulteriore aggravamento della situazione. Per Taranto nonostante il “bailamme” sollevato dal sindaco Di Bello sull’ambiente, sino ad oggi, non sembra siano stati conseguiti risultati importanti. Lo dimostrano le ormai famose batterie dell’uva che continuano a funzionare, che il parco minerali è ancora posizionato a ridosso del quartiere Tamburi e che le polveri inondano come prima le case dei cittadini. Insomma, non si può nascondere che poco, è concretamente, cambiato nel rapporto tra la grande industria e la città. Naturalmente, le responsabilità non sono solo del Comune. Grandi responsabilità, forse addirittura maggiori di quelle del Comune, hanno la Provincia e, soprattutto, la Regione. La richiesta da parte del Sindaco di una legge speciale significa, soltanto, continuare in una gestione strumentale dell’emergenza ambientale. La nuova legislazione relativa alle funzioni dello Stato ha trasferito le competenze in materia ambientale alle Regioni e agli Enti locali. Lo Stato ha il compito di destinare a Taranto le risorse sufficienti per affrontare l’emergenza ambientale. Obiettivo che si può raggiungere attraverso strumenti più rapidi ed efficaci di una legge speciale, che avrebbe tempi lunghissimi, ammesso che fosse condivisa dalla maggioranza del Par lamento. Il problema è un altro: le risorse dello Stato quali progetti devono finanziare? La risposta è semplice: devono finanziare i progetti elaborati dagli Enti locali territorialmente interessati. Spetta, dunque, alla Regione, alla Provincia e, proprio, al Comune di Taranto predisporre i progetti necessari per portare Taranto fuori dell’emergenza ambientale drammatica in cui versa. L’articolo n. 8 della legge in questione, che dedica l’intero capitolo (Il alle aree a elevato rischio ambientale, recita testualmente: ‘La Giunta regionale approva il piano di risanamento precedentemente elaborato dalle Province interessate,con eventuali modifiche, integrazioni e prescrizioni,,. L’art. 10 così continua: “Per ciascuna area a elevato rischio ambientale è redatto un piano di risanamento che individua le misure e gli interventi finalizzati a:

a)ridurre o eliminare i fenomeni di squilibrio ambientale e di inquinamento, anche con la realizzazione e l’impiego di appositi impianti e apparati;
b)favorire e promuovere lo sviluppo ambientalmente sostenibile dei settori produttivi e la migliore utilizzazione dei dispositivi dì eliminazione o riduzione dell’inquinamento e dei fenomeni di squilibrio;
c)garantire la vigilanza e il controllo sullo stato dell’ambiente, sull’attuazione degli interventi e sull’efficacia degli stessi a risolvere lo stato della crisi”.

La legge prevede anche che “l’approvazione del piano comporta la dichiarazione di urgenza e di pubblica utilità di tutti gli interventi nello stesso previsti”. Infine, la normativa regionale prescrive che “unitamente al piano di risanamento viene proposto il piano finanziario nel quale vengono indicate e risorse pubbliche e private, gli strumenti di gestione del piano, i tempi e le procedure per l’attuazione”. Dunque, il compito di predisporre progetti finalizzati all’abbattimento dell’inquinamento ambientale, alla bonifica di siti inquinati e alla promozione di uno sviluppo ambientalmente sostenibile spetta alla Regione e ai maggiori Enti locali dei territorio.
E’ sufficiente che ii Sindaco Di Bello ed i Presidenti Rana e Fitto si coordinino tra di loro per elaborare ed approvare, anche in tempi brevi, un piano di risanamento che costituisca una svolta sul piano ambientale. Perché non lo fanno? Per ciò che riguarda il rapporto con la grande industria occorre un nuovo accordo di programma, certamente più avanzato ed incisivo di quello che fu sottoscritto nel 1998. La Regione e, ancora una volta gli Enti locali, d’intesa con le organizzazioni sindacali, devono imporre alla grande industria investimenti strutturali capaci di modificare radicalmente l’impatto ambientale che essa ha sul territorio. Perché non si lavora per un nuovo accordo di programma? Che cosa impedisce che ci si muova con determinazione e con serietà in questa direzione? Perché si registra un totale immobilismo, soprattutto in sede regionale? Nell’intervento si è ricordato che a Puglia rischia di essere l’ultima Regione ad avviare concretamente una struttura decisiva, anche per Taranto, nella prevenzione dell’inquinamento ambientale. Il destino è,quindi, nelle mani delle istituzioni a noi più vicine: il Comune, la Provincia, la Regione.

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